Barattare per capire

caffe

Se riuscissimo a tornare al baratto, potremmo capire molte più cose sul reale andamento dell’economia e sul valore intrinseco di ciascun prodotto. Come affermato in un articolo apparso recentemente sulla stampa e in rete  (http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/06/08/news/l_agricoltura_nella_tempesta_perfetta-140737337/#apertura) un agricoltore per prendere al bar un caffè (prezzo un euro o poco più) dovrebbe dare in cambio 11 uova, 2 kg di mele o quasi 3 kg di riso: sembrerebbe quindi di essere di fronte a una enorme sproporzione di valori, a una forte disparità. Gli alimenti subiscono degli sbalzi di prezzo continui nell’arco degli anni, ma il consumatore nemmeno non se ne accorge: al banco il prezzo rimane più o meno lo stesso. In media, per un euro speso dal consumatore per un prodotto agricolo, solo 15 centesimi arriveranno all’agricoltore. La burocrazia ha un peso molto importante perché ogni azienda agricola produce in media in n anno 4 km di materiale cartaceo e lavora 100 giornate per gestire e risolvere questioni amministrative e fiscali. Il prezzo medio del latte all’origine è di 33 centesimi al litro; il prezzo al consumo è di 1,70 euro. Un chilo di mele all’origine vale per l’agricoltore 60 centesimi, mentre il consumatore lo paga 2 euro. Chi ci rimette, alla fine, è l’agricoltore in prima battuta e, alla fine del percorso, il consumatore..

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