Lampedusa da gustare

L’isola che c’è

Cosa vedere, cosa fare, dove andare e, naturalmente, cosa mangiare nell’isola più a sud d’Europa. Non avrete che l’imbarazzo della scelta fra tutti i ristoranti lungo mare che luccicano sulla baia.

di Nadia Fondelli

Porto di Lampedusa

Porto di Lampedusa

Troppo spesso, suo malgrado, sulle pagine di cronaca. E’ una visione mozzafiato che appare all’improvviso, dall’oblò dell’aereo in fase di avvicinamento. A forma di pesce piccola e isolata la in mezzo all’immensità del blu del Mediterraneo. Lampedusa è affascinante e musicale già dal nome. E adesso togliete dalla mente la cronaca che a malapena sfiora questa isola contrariamente a quanto raccontano i media.

E’ un isola da godere lasciandoci baciare da un sole mai aggressivo e un venticello che pettina i capelli in modo deciso ma gentile.
Siete nella località più a sud d’Europa; anzi geograficamente se abbaia un cane lampedusano è più facile sentirlo dalla costa della Tunisia o da Malta piuttosto che dalle spiagge della Sicilia che dista ben otto ore di traghetto.

Un’isola da vivere meglio a maggio, giugno e settembre dato che è piccolissima: solo 20 kmq. di superfice e venti minuti di tempo per percorre il suo periplo in scooter. In questi mesi il clima è perfetto; lieve brezza marina che sa di bonaccia e un calore che abbraccia, ma non stordisce.
Cosa vi serve? Solo il costume da bagno per tuffarvi in un mare cristallino e il noleggio di uno scooter, un quad o una mitica mehari. Come consiglio scegliete il quad: ideale per arrivare ovunque, anche la dove non osano le auto e gli scooter… financo in vetta alle scogliere più spettacolari.

Munitevi di piantina e partite per le spiagge, tutte splendide e tutte su un solo versante dell’isola; quello opposto è praticamente inaccessibile murato com’è da altissime pareti di falesia spazzate dal vento.

Partite dal paese e costeggiando il porto, salite verso la Guitgia la spiaggia più famosa e affollata dove sono i grandi alberghi e dove Claudio Baglioni – lampedusiano d’adozione –alla fine di ogni settembre fa il suo grande concertone proprio sulla spiaggia.
Andate oltre è sarà tutto uno spalancarsi alla vista di spiaggette mozzafiato: Cala Croce, Cala Madonna, la celebre Isola dei Conigli e Cala Pulcino poi stop; da lì in poi avvicinandosi a Capo Ponente e al parco naturale, sono solo grotte e falesie.

Se invece dal paese prendete la direzione opposta, praticamente seguendo la strada per l’aeroporto e circumnavigandolo, eccovi in rapidissima successione Cala Pisana, Cala Uccello e Cala Maluk.
Le spiagge di Lampedusa sono tutte minuscole anche se in alcuni casi ben attrezzate, ecco perché l’elenco è così lungo per un’isola così piccola…
Vale la pena soffermarsi un attimo sulla spiaggia dell’Isola dei Conigli. E’ vero che a Lampedusa tutti i tuffi in mare sanno di Caraibi, ma Lampedusa, con la celebre spiaggia dove nidificano le tartarughe Caretta Caretta occupa il terzo posto della classifica delle spiagge più belle del mondo. Prima dell’Isola dei Conigli solo Baia do Sancho Fernando de Noronha in Brasile e Grace Bay Providenciales a Turks e Caicos. In fila dietro Cuba, Baleari, Grecia, Venezuela, Thalandia e tante altre.

Cala Galera Lampedusa

Cala Galera Lampedusa

E cosa mangiare in questo posto magico? Un pranzo leggero – alla siciliana – per potersi dedicare alla vita di mare anche il pomeriggio. Focacce, panini, ma soprattutto parmigiana di melanzane, bucatini al tonno pinoli e finocchietto; arancini e panzerotti.

Martorana, in via Roma naturalmente, è la rosticceria più famosa dell’isola.

Per l’aperitivo difficile scegliere sul sofà di quale bar all’aperto dal sapore mediorientale è meglio sedersi. Noi vi consigliamo il Bar 13.5 caratteristico e allo stesso tempo modaiolo con le sue pareti azzurro pastello e le sedute e tavolini blu intenso. Ottima la scelta di vini siculi accompagnati da aperitivo abbondante anche con pesce crudo, cozze e insalata di gamberi.

Per cena sedetevi ovunque e vi troverete bene senza spendere una follia. Non avrete che l’imbarazzo della scelta fra tutti i ristoranti lungo mare che luccicano a sera sulla baia, ma non disdegnate di andare anche all’interno a cercare un po’ di atmosfera nei ristoranti defilati in caratteristici dammusi.

Sulla tavola lampedusana sua maestà è il pesce, ovviamente. Bouillabaisse lampedusana, zuppa con diversi tipi di pesce locale, ravioli con ripieno bianco di merluzzo, pregiatissimo lattume, polpo bollito, seppie al pomodoro e piselli, enormi calamari ripieni e soprattutto il tipico cous cous di cernia.

E come souvenir di questo paradiso terrestre cosa scegliere se non i prodotti ittici tipici dell’isola. Famularo – la cui piccola industria è oltre il marciapiede del porto e disponibile per visite – è una firma a livello nazionale e internazionale per la conservazione e commercializzazione di pesce. 

Famosi i suoi sughi di pesce, i tradizionali filetti di sgombro, di tonno, di pesce spada; la ventresca e bottarga e molto altro tutti con certificata e riconosciuta naturalità e qualità. I prodotti Famularo sono prodotti solo con pesce fresco ”pescato in nottata e lavorato in mattinata” da mani esperte con punta di coltello e senza uso di prodotti artificiali.

DA SAPERE E NON PERDERE

– Le cronache parlano di Lampedusa solo per lo sbarco dei migranti. Ebbene, non ne vedrete uno in giro per l’isola, qui tutto è molto ordinato.

– Gli isolani sono così ospitali e abituati a fare i conti con le intemperie del mare che se, non trovate un qualche genere alimentare nei negozi perché il mare grosso ha impedito al traghetto di attraccare, loro senza pensarci su, vi faranno salire in case e vi offriranno ciò che a voi manca.

Noleggiate una barca e vivete l’isola dal mare, ci sono posti splendidi dove fare il bagno che dalla terra non potete raggiungere: su tutte la splendida piscina naturale della Tabaccara.

–  Se non vi spaventa un po’ di fatica fisica andate alla scoperta di Cala Galera, affascinante spiaggia ignorata dai turisti perché difficile raggiungibile. E’ possibile arrivarci o da un sentiero difficilmente individuabile che attraversa due alte pareti di roccia (un po’ lunghetto e vi consigliamo di portarvi dietro un zaino per acqua e generi di conforto) oppure l’alternativa e raggiungerla dall’alto da un sentiero sconnesso (ma con il quad ci arrivate) e poi scendere lungo un ripidissimo sentiero quasi a picco sul mare. Ne vale la pena: il fondale marino è sassoso e basso per alcuni metri dalla rive e quasi in solitario farete il bagno giocherellando con qualche polpo o i molti pesci che curiosi si avvicinano.

– Da non perdere una visita al Centro di Recupero delle tartarughe marine Caretta Caretta (in via Grecale, vicino al supermercato). Una volta a settimana, quelle guarite vengono liberate in mare al tramonto dai volontari. Saprete le date e seguite in silenzio dalla spiaggia l’emozionante ritorno in mare delle tartarughe.

– Attenzione quando chiedete informazioni agli indigeni: qui il punto più lontano da ogni parte è a circa 10 minuti di distanza, il giro dell’isola si fa in meno di un ora a piedi. Le cognizioni sono quindi diverse: lontano è 300 metri, tanto tempo per arrivarci è mezz’ora…

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